Le ballerine sono come i contadini… :-O

Questo è un articolo nostalgico dedicato a chi ha vissuto la danza fino ad un paio di decenni fa, ma se sei più giovane puoi anche leggerlo come un documentario, sì, con Bach in sottofondo sulla IV corda…

Ricordo (ricordi?)

  • di avere avuto in tutta il mio percorso 3 max 4 body, che si sono allungati con la crescita in maniera esponenziale. Uno dei miei body ha superato i miei  8, 9, 10 anni fino ad arrivare ai 13-14. Certo inizialmente era rosa, poi ha scelto il grigio. Devo dire che ricordo abbastanza anche la vergogna di indossare quel body, ma in fin dei conti non era poi tanta… le mie compagne non erano vestite meglio
  • di scaldacuore non credo di averne avuti. Da ragazzine ecco che la necessità di coprire parzialmente il body orrendo, nonché le prime pelurie, e i primi esordi del seno, ci aveva ingegnate ad auto produrre un capo fashion “contadinesco” della serie: dei collant non si butta via niente. Quindi via il piede, via la parte del cavallo, ed ecco un magnifico top copritutto.
  • sempre della linea “del collant non si butta via niente”, oltre a tenere il piede tagliato per eventuali utilizzi come gambaletto, salvapunta, o “lo metto nel cestone perché non si sa mai”, il cinturino del collant era un’altra risorsa utile per reggere pantaloni di lana o sudorelle da rigirare, oppure anche come elastico per capelli.
  • se non ti sei persa nell’incomprensibile, arriviamo alla chicca: le scarpe da punta che diventano mezzepunte. Ti starai chiedendo se un tempo le ballerine avessero poteri magici o stregoneschi, ma ecco spiegato il mistero, o meglio la ricetta: prendi le scarpe da punta vecchie, mettile a bagno in acqua calda e lasciale macerare una notte, quindi togli la soletta, con la forbice taglia la stoffa interna e rimuovi la juta-cartone-imbottitura-qualsiasicosasia. Prenditi le insolenze di tua madre per il macello che hai fatto, lascia asciugare, ed ecco fatto: un bellissimo paio di mezzepunte di raso con suola intera e deformata-indurita per l’ammollo.
  • a proposito di mezzepunte: chi si è mai lamentato per un buco alla scarpetta? Normale amministrazione, con un po’ di scotch di carta o cerotto tutto è risolto.
  • del resto lo scotch era uno dei protagonisti della scena, lo potevamo vedere impiegato come toppa sulle scarpette, come salvapiedi, come reggi (o copri) seno, per non parlare di protezioni alle dita, copertura di tatuaggi, di orecchini che non si tolgono, come chiudinastri alle punte, per segnare il pavimento….
  • altro protagonista: la cipria. Non tanto come trucco, ma come rimedio per uniformare il colore di scarpe, costumi, smorzare qualcosa di troppo lucido, e perché no… come tocco opacizzante ai capelli.

Perché tutto questo riciclo? Non tanto per risparmiare in realtà, perché, diciamocelo, alla fin fine in quei tempi si stava anche meglio economicamente…

Semplicemente perché un negozio di danza era un concetto di fantascienza, internet non esisteva, e solo le insegnanti avevano accesso a fantomatici cataloghi che custodivano gelosamente.

Devo dire però che è stato un piacevole esercizio di ingegno, abilità manuali, e “sopravvivenza”… per questo mi scuso se a volte (anche se forse non lo do a vedere) storgo il naso quando in negozio andate in panico per dover cucire i nastri sulle punte… è una cosa da imparare tanto quanto un arabesque!

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E mi scuso con i contadini per averli paragonati alle ballerine… 😉

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